Tiziana Plebani, Un secolo di sentimenti. Amori e conflitti generazionali nella Venezia del Settecento, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia, 2012 | docenti.unimc.it/maria.ciotti/teaching | academia.edu/2434011 | Leggi pdf
Un vento caldo e potente soffia nel Settecento in tutta Europa. Consegna parole cariche di energia ai figli mentre svuota quelle dei padri. Un vento nutrito di cultura, romanzi e frequentazione dei teatri, che a Venezia rende sempre più audaci i figli e le figlie. In questo libro li seguiamo mentre scrivono lettere, inviano suppliche per liberarsi da padri dispotici, sorprendono i parroci con matrimoni clandestini, rincorrono una dispensa per nozze segrete, fuggono di casa. Si appropriano di saperi giuridici ed ecclesiastici, di informazioni pratiche e di notizie per riuscire a realizzare i propri desideri. I padri invece escogitano impedimenti, chiedono correzioni e progettano matrimoni forzati. Sono anni, atmosfere, idealità che masticano poco il linguaggio dell'ubbidienza e del sacrificio: il confronto tra le generazioni è ampio e senza esclusione di colpi. La posta in gioco è del resto la libertà di vita. Il terreno dello scontro è l'amore, che in questo secolo si conquista un prezioso alleato: la cultura assegna infatti all'amore il compito di creare una comunità rigenerata e migliore. E soprattutto felice.
Dal giudizio con cui la Commissione accoglie la pubblicazione del testo di Tiziana Plebani tra le Memorie dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti:
Tiziana Plebani desume questo lavoro dalla sua tesi di dottorato, discussa presso l'Università di Ca' Foscari e rielaborata per essere un libro, già preceduto da alcuni suoi articoli e saggi su argomenti particolari e su momenti della presenza femminile nella storia veneziana. Il titolo, efficace, potrebbe anche riuscire fuorviante e richiamare episodi di frivola vita settecentesca. Cercando di fare «storia dei sentimenti» l'autrice presenta invece in modo approfondito, attraverso lo studio di una miriade di casi concreti rilevati dai documenti, un aspetto della penetrazione delle idee illuministiche, attraverso infiniti tramiti, nella società veneziana e nell'ambito specifico della famiglia, non solo patrizia o cittadinesca, dove in conseguenza vacillano antichi principi e assetti consolidati, viene messa in crisi la predominante autorità paterna e si affievolisce la virtù dell'obbedienza. I figli e le stesse figlie non sono più disposti ad essere solo pedine della strategia economico-politica della famiglia e del casato, soggetti -salvo formale emancipazione -al padre o altri congiunti che ne decidono status e funzioni nella vita privata e pubblica, ma vogliono disporre di sé come persone autonome, libere di fare le proprie scelte per diritto naturale inalienabile. Di qui il conflitto tra generazioni. Banco di prova è l'incontro amoroso dei giovani, spesso con persone estranee alla propria condizione sociale e quindi doppiamente inviso, il loro cedere a un sentimento che vuol essere definitivo, mentre un tempo poteva essere proibito, represso come debolezza, o coltivato fuori dalle mura domestiche. L'autrice mette in rilievo gli accorgimenti escogitati dalle gene-relazione razioni in contrasto per raggiungere i propri scopi. Da parte paterna, talora il matrimonio del figlio con persona diversa dall'amata, rapidamente imposto e celebrato. Esauriti i tentativi di convinzione e correzione familiare, si poteva ricorrere all'autorità sia civile che ecclesiastica, sollecitando nella prima ipotesi mediante una supplicanoi diremmo una istanza o una denuncia -agli Inquisitori di Stato o ai Capi del Consiglio di dieci l'intervento dello State in questioni del tutto private. Questo si configurava, in crescendo, nell'ammonizione, arresti domiciliari, prigione, relegazione in qualche monastero o fortezza, anche in Terraferma, Dalmazia, Levante; trattamento a volte tanto severo che la stessa famiglia ne chiedeva l'attenuazione. Per converso i giovani rivolgevano suppliche per lamentare la durezza e l'incomprensione dei padri. Nei riguardi dell'autorità ecclesiastica, questi disponevano dello strumento della «contraddizione al matrimonio», diretta al parroco o all'Ordinario diocesano, che la poteva tuttavia sospendere o rimuovere, impedimento dirimente alle nozze anche in età legittima, talora predisposto a mero titolo cautelare e nei confronti di tutta la prole. Da parte dei figli, trovando le debite complicità, non esclusa quella materna, soluzioni estreme erano la fuga oppure il tentativo di matrimonio clandestino, di solito al momento della benedizione al termine della Messa, o il matrimonio segreto, di coscienza, omesse le pubblicazioni e non registrato nei comuni libri canonici, che liberava dal peccato ma non produceva effetti civili, salvo essere poi regolarizzato; fino all'improbabile approvazione dell' Avogaria di Comun non era comunque atto «a generar prole patrizia». Altri temi toccati dalla dott. Plebani meriterebbero di essere segnalati, ad esempio quello dell'atteggiamento del clero, sospeso tra riprovazione e comprensione della posizione giovanile. Notevole l'attenzione prestata dall'autrice alla veste linguistica dei documenti, in particolare quelli più spontanei, lettere biglietti, carteggi che ha potuto rinvenire, che lasciano a volte trapelare la lingua parlata. Il lavoro si distingue per l'ampia e accurata ricerca archivistica, svolta con competenza e rigore nei fondi deII'Archivio di Stato e dell'Archivio Storico del Patriarcato, facendo così dialogare fonti civili e fonti canoniche. Molto ricca la bibliografia, in varie lingue. L'esposizione è vivace e accattivante, numerose le citazioni documentarie. Piacciono X relazione soprattutto l'entusiasmo che l'autrice non riesce a celare, il gusto della ricerca, la gioia della scoperta, la confidenza con il documento, la simpatia per i protagonisti che tuttavia non intacca l'obiettività dello storico. .
