Tra i ritratti che Gino Borsato ha dedicato nel corso di oltre quarant'anni - dagli anni Trenta ai Settanta del Novecento - ai volti dei bambini di famiglia e di committenti trevigiani, emerge un registro diverso rispetto a quello riservato ai ritratti femminili, maschili o "borghesi". Se in quelle gallerie il pittore costruisce spesso un'immagine sociale, un ruolo, una posa che dice qualcosa dello status o del carattere del soggetto, nei ritratti d'infanzia l'attenzione si sposta su un dato più immediato: l'espressione, lo sguardo, quella qualità di freschezza e di verità che i volti dei bambini sanno restituire. È forse in questo ambito, ancor più che in altri, che si misura la qualità migliore della pittura di Borsato.
Molti dei piccoli ritratti, come è naturale, riguardano i figli e i nipoti dello stesso Borsato (Angelica, Claudio, Mario, Roberto, Bruna, Laura ...), segno di un'attenzione affettiva che si rinnova nel tempo e che permette di seguire, quasi come un diario per immagini, la crescita della famiglia dell'artista. Ad essi si affiancano i ritratti su commissione per famiglie trevigiane, spesso legati da rapporti di lunga data con l'artista: è il caso, ad esempio, dei ritratti delle bambine Braida, o del ritratto della signora Torresan con i figli del 1967, realizzato durante un soggiorno a Treviso della famiglia, allora emigrata in Brasile, o dei dipinti che raffiigurano, nel 1969-1970, l'intero gruppo femminile della famiglia Zadra: la madre e le tre figlie bambine.
Sul piano espressivo, alcuni ritratti si distinguono per la capacità di cogliere, oltre alla somiglianza, un atteggiamento, un moto dell'animo: lo sguardo timido e un po' interdetto di Stefano (1966), o il taglio informale e immediato delle figlie Zadra, sorprese in posa quotidiane, con i loro fiocchi ei loro vestitini a fiori, lo sguardo di lato o appena rivolto verso il pittore, immagini che restituiscono la spontaneità del momento più che la posa studiata del ritratto ufficiale.
La scelta presentata nella galleria sottostante riproduce la sezione dedicata ai ritratti di bambini nella Mostra retrospettiva antologica del 1978 "Gino Borsato, la sua terra, la sua gente", tenuta a Treviso a Ca' da Noal. Sono aggiunti alcuni altri dipinti, non inclusi in quell'occasione.
Un più ampio approfondimento su questo nucleo dell'opera di Borsato, inserito in uno studio generale e particolareggiato della sua produzione, sarà disponibile prossimamente sul sito ginoborsato.it.
Nel 2020 Maria Adele "Pupa" Carnevale Miniati ha lasciato in eredità al FAI (Fondo Ambiente Italiano) Villa Rezzola, una dimora signorile immersa in un ampio giardino terrazzato che digrada verso il mare, affacciata sul "Golfo dei Poeti" a Pugliola, frazione di Lerici (SP).
Nei mesi di chiusura per riordinare i depositi, prima della apertura al pubblico il 25 giugno 2021, tra vecchi mobili e cimeli sono state ritrovate e restaurate alcune opere, tra cui il dipinto su tela di Gino Borsato raffigurante Pupa Carnevale Miniati da giovane, la donatrice, e due dipinti di Paulo Ghiglia (Firenze, 1905 – Roma, 1979) che ritraggono la madre, contessa Mara Braida Carnevale: un bozzetto preparatorio, in lapis e carboncino su carta, del Ritratto della contessa Mara Braida Carnevale, esposto nella Camera da letto del primo piano, e un acquerello raffigurante il volto della stessa nobildonna.
Queste opere restituiscono l’immagine di madre e figlia, in posa e con dettagli dell’epoca, che integrano il racconto della storia della dimora e del Novecento.





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