


[a. m.] Ebreo veneziano, uomo politico, giurista, economista e scrittore. Fu eletto deputato per il collegio di Oderzo nel 1870 prima ancora di aver raggiunto il limite minimo di età. Sedette ininterrottamente alla Camera fino a quando fu nominato senatore nel 1921. Più volte ministro (delle Finanze nel gabinetto Rudinì nel 1891, del Tesoro nel gabinetto Giolitti nel 1903 e dell'Agricoltura in quello del Sonnino nel 1909), fu presidente del consiglio dei ministri dal marzo 1910 al marzo 1911. Fu grande sostenitore delle banche popolari e della cooperazione. Dal ministero dell'Agricoltura dipendevano allora le scuole agrarie: egli fu anche nume tutelare della Scuola Enologica nei primi cinquant'anni della sua storia, ne sostenne l'istituzione a Conegliano, scelse il direttore, Giovan Battista Cerletti, e più tardi favorì la costituzione della Fondazione per l'insegnamento enologico ed agrario.
(Ultimo aggiornamento 23/7/2025)
Onorevoli colleghi! Una profonda commozione riempie l'animo mio nell'annunziarvi la dolorosissima perdita ieri avvenuta in Roma di uno dei nostri più eminenti e cari colleghi, che era una purissima e grande gloria italiana, il prof. Luigi Luzzatti. Mentre la bara del nostro dilettissimo e venerando amico è ancora dischiusa, la mia voce non sa dire degnamente di lui, ma credo pure che giammai si potrà ricordarne la nobilissima e feconda vita poiché inesauribile fu in ogni campo la sua operosità, geniale nelle costruzioni del pensiero come nelle realizzazioni pratiche, ed infiniti perciò i servizi che ha reso alla causa della pace, della giustizia e del progresso sociale. Maestro sommo nel giure, economista profondo e finanziere illuminato, sociologo di grande valore, statista insigne, letterato e pubblicista, filosofo e filantropo, egli è di quei pochi che con la eccellenza magnifica delle loro doti fanno luce alle genti e alla stirpe imprimono i segni della grandezza.

Nato a Venezia il 1° marzo 1841, si laureò giovanissimo in giurisprudenza e, costretto a fuggire dalla sua terra per sottrarsi alle persecuzioni della autorità austriaca non ignara dei suoi sentimenti, si recò a Milano ove cominciò il suo apostolato. Appassionatosi fin dai primi anni agli studi economici e sociali, penetrando tutta la bellezza dell'idea di eliminare ogni odiosa lotta di classe e di collegare invece i singoli elementi della produzione in un superiore vincolo di mutua collaborazione. Egli prese subito a cuore il movimento cooperativo, sia nel campo del consumo che del credito, e, mentre si rivelava già forte economista col suo scritto sulla diffusione del credito e le banche popolari, che gli meritò la nomina ad insegnante di economia politica all'Istituto tecnico di Milano, dette il più efficace impulso alla fondazione delle Banche cooperative. E per la sua tenacia vide costituirsi tra le prime quella di Milano e poi tante altre e le vide fiorire sì da gareggiare con le banche maggiori e portare il più benemerito ed efficace aiuto alle classi più bisognose e di tutto ciò che ad esse potesse giovare sia economicamente che eticamente egli si fa strenuo propugnatore con scritti e con discorsi innumerevoli, profondamente convinto che l'elevazione delle classi lavoratrici costituisce una condizione essenziale per il progresso e per la civiltà di un popolo. Intanto, liberato il Veneto dall'Austria, nel 1866, il Luzzatti, che aveva dato alle stampe una poderosa opera di diritto costituzionale sulla Chiesa e sullo stato nel Belgio con applicazione all'Italia, veniva chiamato alla Cattedra di diritto costituzionale nell'Università di Padova. D'altro canto, conosciuto dal Minghetti e assai apprezzato dal sommo statista, veniva, quando nel 1869 questi tornò al Governo come ministro di agricoltura, industria e commercio, nominato segretario generale di tale Ministero occupando con sommo onore la carica fino al 1873. Mi basti accennare all'istituzione del Consiglio di previdenza e lavoro che precorse tutti gli Stati civili del tempo, all'opera fervida per porre le basi della fondazione delle scuole professionali e tecniche nonché agrarie, all'attività che fin dal 1869 cominciò a svolgere quale negoziatore per l'Italia di trattati di commercio e convenzioni monetarie. Tornato all'insegnamento, nel 1895 passava all'Ateneo romano, dove, proseguendo nobilmente la sua attività scientifica e didattica, anche dopo raggiunti i limiti di età, per unanime consenso, restò a tenere le sue lezioni fino a quando col nuovo ordinamento universitario ciò non fu più consentito.
La larga fama che il Luzzatti si era procacciata fin dai primi anni con la sua multiforme attività, lo fece entrare nella vita pubblica assai precocemente: eletto deputato dal collegio di Oderzo nella legislatura XI, prima ancora che avesse raggiunto il limite minimo di età, fu poi inviato alla Camera elettiva ininterrottamente per altre quattordici legislature, fino al 1921, conquistandosi presto la già alta ammirazione dei suoi colleghi. Accennare particolarmente all'appassionata opera da lui ivi svolta non è possibile: egli collaborò alle opere legislative della più vasta portata; fu in numerosissime commissioni, tra l'altro Presidente della Giunta generale del bilancio. Le relazioni parlamentari da lui stese non si contano e sono memorabili quella sugli zuccheri, che fu tradotta in più lingue, quelle sulla riforma doganale e sulla circolazione monetaria. Si può dire che nel lungo periodo di oltre un cinquantennio di sua permanenza in quella Camera, non vi sia stata mai importante discussione di diritto pubblico, di economia, di commercio, di finanza in cui egli non sia intervenuto con discorsi in cui non si sa se più si debba ammirare la genialità e la elevatezza delle idee o la vastità della dottrina e la eleganza classica dello stile. E mentre svolgeva illuminata opera in seno alla Camera, dalla fiducia di numerosi Governi aveva i più delicati incarichi e, quale rappresentante dell'Italia in esposizioni e congressi, quale negoziatore dei più importanti trattati commerciali ed economici, rendeva al paese i più grandi servigi, rivendicando all'estero la dignità e gl'interessi dell'Italia.
Era naturale che Luigi Luzzatti venisse chiamato a collaborare al Governo. Egli fu cinque volte ministro del tesoro in periodi ben difficili e per lungo tempo dal 1891 in poi; fu ministro di agricoltura nel 1910 e nello stesso anno veniva inoltre nominato presidente del Consiglio e ministro dell'interno, tenendo l'altissima carica per un anno; fu pure più volte ministro ad interim delle finanze e delle poste. Nel lungo periodo in cui fu al Governo opere poderose furono promosse che non periranno. A lui si devono le più importanti riforme economiche e sociali come quella sulla assicurazione contro gli infortuni, sulle Casse di risparmio postali, sulla emigrazione, sulle Casse di maternità, sulla cooperazione, sulle case popolari; ai suoi consigli si deve il successo della conversione della rendita nel 1906 che gli meritò il più largo plauso e la nomina a ministro di Stato; a lui i progetti a favore della piccola proprietà, del Demanio forestale, del credito agrario, delle bonifiche, della lotta contro la malaria col chinino di Stato. Ed è certamente a lui che spetta il merito di avere realizzato i più vari ed utili accordi commerciali e di lavoro con gli altri popoli, come a lui si deve se, col raggiunto accordo del 1898 con la Francia, si poté porre fine all'incresciosa situazione della lunga sospensione di relazioni commerciali col vicino Stato. Onde ben può dirsi che egli sia stato uno dei più efficaci cooperatori al risorgimento della finanza italiana e dell'economia nazionale.
Luigi Luzzatti fu nominato senatore il 10 aprile 1921 e fu per noi grande ventura averlo collega. Egli fu sempre assiduo ai nostri lavori sia nelle commissioni che nelle sedute, portando con quella lucidità che gli anni non avevano in lui menomamente attenuato, la eccezionale esperienza di tutta una vita consacrata al paese. Noi tutti ricordiamo con quanta fede Egli difendesse sempre la necessità di praticare una austera finanza, di giungere al pareggio del bilancio, di rafforzare i controlli sulle spese pubbliche. Luigi Luzzatti era socio di numerose accademia e istituti scientifici sia in Italia che all'estero dove godeva la più alta e larga reputazione. Ed Egli vi aveva conosciuto i più insigni uomini quali il Thiers, il Gladstone, il Say, il Chevalier, e tanti altri che ebbero per lui sincera ammirazione. Ma quante altre cariche, quante altre opere, quante altre benemerenze del nostro grande amico! Io non posso neppure sommariamente accennarvi, ma non debbo tacere di alcune doti che tanto caratterizzano la sua superiore personalità.
Luigi Luzzatti fu anzitutto un grande patriota. Durante l'ultima guerra in ogni modo si prodigò per tenere alto lo spirito pubblico e per difendere il buon nome italiano, sempre con la più grande fede nei destini della patria. A lui si deve la benefica opera nazionale per i figli dei contadini morti in guerra, di cui fu presidente e, quando fu invasa la sua terra, Egli, incurante di ogni sacrificio, si consacrò interamente alla grande opera di assistenza e di conforto ai profughi quale alto commissario del Governo. Fu tra quelli che più difesero l'accoglimento del principio del risarcimento dei danni di guerra e che poi, avvenuta la liberazione del Veneto, patrocinarono più efficacemente la fondazione dell'Istituto federale di credito per il risorgimento delle Venezie, che col concedere anticipazioni sui risarcimenti permise la rapida rinascita di quelle desolate terre. E non tacerò la strenua difesa che il nostro venerando amico, durante i difficili negoziati di pace dell'Italia, fece del diritto di Fiume all'autodecisione.
Ma Luigi Luzzatti fu anche la sintesi delle più elette virtù e delle più elevate doti. La sua anima mite e candida, come gli fece avere uno squisito sentimento del bello, così lo rese quanto mai rispettoso di ogni libertà, quanto mai sensibile ad ogni opera buona e generosa. Egli fu sempre il difensore degli umili e dei deboli, l'oppositore di ogni sopraffazione. Fu un'anima profondamente religiosa che dalla fede in Dio faceva scendere la sua fede nel progresso umano: un palpito di amore e di bontà infinita animò sempre le sue opere, un'aspirazione ardente per la elevazione dei nostri costumi che ognora perseguì. Portò in tutta la sua vita la più alta nobiltà di intenti, la più grande modestia di abitudini; e da quale ammirazione fosse circondato, lo dimostrarono le solenni onoranze che gli furono rese in occasione del compimento dell'80° anno di età quando si può dire che tutta la nazione si raccolse con reverenza e gratitudine intorno a lui.
In quell'occasione io rivolgendomi a lui che ci insegnava come il sapere invecchiare sia arte rivelatrice di grande saggezza, aggiungevo: “È titolo di onore per una nazione vantare uomini superiori che spaziando in una sfera molto più elevata di quella della politica spicciola parlamentare hanno difeso e promosso con parola affascinante e con indefesso apostolato la causa immortale del progresso umano. Essi su tutti i temi che hanno trattato, su tutte le cose alle quali si sono dedicati, hanno disteso lo splendido velo dell'arte, della venustà della forma, dell'entusiasmo, della bontà”.
A questa schiera di grandi appartiene Luigi Luzzatti. E noi sentiamo che, se oggi il suo volto più non si irradia del suo sereno sorriso, la sua grande anima vivrà sempre in mezzo a noi quale perenne incitamento ad essere nel più alto senso degni della patria. Con animo commosso e raccolti nel più vivo dolore, ci inginocchiamo dinnanzi alla bara dell'eminente collega e maestro, mentre porgiamo l'espressione del nostro profondo cordoglio alla famiglia desolata. (Vivissime approvazioni).
Il convegno "Luigi Luzzatti e la Grande Guerra", tenuto a Venezia nel 2015 dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, documenta l'attività di Luzzatti nel periodo della neutralità e poi dell'intervento, i suoi rapporti con intellettuali e uomini politici dei paesi della Triplice Intesa, il suo fattivo interesse per la questione adriatica, il suo interessamento per le condizioni degli Ebrei e degli Armeni durante il conflitto, la partecipazione alle Conferenze economiche alleate e la Presidenza del Parlamento interalleato, la vicenda dei profughi, soprattutto il Comitato parlamentare veneto per l'assistenza ai profughi di guerra e l'Alto Commissariato, promossi e presieduti da Luigi Luzzatti. La ricchezza di documentazione posseduta dall'Istituto ha consentito anche un'analisi delle posizioni luzzattiane sui problemi del dopoguerra, dai trattati di pace alla "questione fiumana", sul futuro dell'Europa e sul ruolo della Società delle Nazioni.

Parte 01
Maria Marcella Rizzo, Università del Salento | Luzzatti e l'Italia divisa: neutralisti e interventisti
Luca Riccardi, Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale | Luzzatti e la Triplice Intesa: francofilia e anglofilia nella politica italiana
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Parte 02
Egidio Ivetic, Università degli studi di Padova, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti | Luzzatti: la questione adriatica e il promemoria sulla Dalmazia
Francesco Margiotta Broglio, Università degli studi di Firenze | Luzzatti: il Papa, la guerra
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Parte 03
Piero Del Negro, Università degli studi di Padova, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti | Il Veneto e la guerra al confine orientale
Giovanni Zalin, Università degli studi di Verona, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti | La società e l'economia veneta negli anni del conflitto e nel primo dopoguerra
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Parte 04
Ester Capuzzo, Sapienza Università di Roma | Luzzatti, gli Ebrei, gli Armeni
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Parte 05
Alba Lazzaretto, Università degli studi di Padova | Collaborare in guerra e in pace: Luigi Luzzatti e il Parlamento interalleato
Andrea Cafarelli (Università degli studi di Udine) - Paolo Pecorari (Università degli studi di Udine, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti) | Luigi Luzzatti e il ritorno all'oro
Pier Luigi Ballini Università degli studi di Firenze, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti I Trattati di pace: l'Europa secondo Luzzatti
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Parte 06
Discussione finale
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Luigi Luzzatti e la grande guerra. Temi e vicende dell'Italia divisa: dall'intervento ai trattati di pace
a cura di Pier Luigi Ballini
Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti Editore, 2017
Undici saggi sull'attività di un grande esponente del liberalismo italiano, Luigi Luzzatti, negli anni dell' "Italia divisa", della grande guerra, su temi e vicende dell'economia e della società della regione veneta e dell'Italia del primo dopoguerra nel quadro della lotta politica e delle relazioni internazionali. Le ricerche - svolte soprattutto nell'importante Archivio Luzzatti, conservato nell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - contribuiscono pure ad una più approfondita conoscenza delle condizioni degli armeni e degli ebrei negli anni del primo conflitto mondiale, dell'attività del Parlamento interalleato, delle lungimiranti proposte di "pace monetaria" auspicata da Luzzatti nel quadro dei nuovi rapporti da definire fra Europa e Stati Uniti e del lacerante dibattito sui trattati di pace, fra 1919 e 1933, dalla Conferenza di Parigi alla Conferenza di Genova. Un contributo di particolare interesse alla storia dell'Italia contemporanea.
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