È disponibile per l’acquisto in libreria o direttamente dal sito (ascenedese.it/), il numero 10 della rivista annuale Archivio Storico Cenedese, Journal of local history in global context, come promette il nuovo sottotitolo della testata per i saggi, le comunicazioni, le brevi e le recensioni che compaiono nel ponderoso volume.
Il traguardo del decennio è salutato anche dal riconoscimento ottenuto nel 2024 dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) come rivista scientifica per l’area 10 (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche) e l’area 11 (Scienze storiche, filosofiche e pedagogiche).
Paolo Feltrin
Tra gli Studi & ricerche è in forte evidenza il voluminoso saggio di storia contemporanea di Paolo Feltrin, A partire da due diari. Potere, forza, comando nei conflitti tra contadini e borghesia di paese (1943-1948), teso a valutare con strumenti storiografici, politilogici e sociologici la crisi del passaggio dalla dittatura alla democrazia, entro il quale hanno agito il ceto politico e militare, i ceti intellettuali, le classi sociali e gli individui. Nella prima parte si ricostruiscono antecedenti e conseguenze dell’uccisione del capo partigiano Vittorio Silvio Premuda da parte di altri partigiani, nel quadro delle mille ambiguità che inevitabilmente avvolgono i conflitti di questo tipo, specie nel mondo contadino di pianura. Nella seconda parte è ricostruita un’altra esecuzione, quella di Arrigo Bernardi, un intellettuale fascista di paese. Nella terza parte, a partire dalle elezioni dell’immediato dopoguerra (1946-48), si analizzano i comportamenti delle popolazioni rurali a cominciare dalle logiche di azione di chi vive in regime di sopravvivenza. Infine, nella quarta parte, è proposta una chiave di lettura dei modi con i quali si pone termine ad eventi tanto tragici. Il filo conduttore che attraversa l’intero lavoro è il rapporto tra élite e popolo, tra il mondo di sopra e il mondo di sotto. Si tratta di un tema su cui di solito si preferisce sorvolare occupandosi o solo delle classi dirigenti, degli intellettuali e degli artisti oppure, in alternativa, studiando unicamente gli usi e costumi del mondo rurale, come se i due mondi non convivessero fianco a fianco, nelle stesse strade e nelle stesse osterie di paese, seppur divisi da mille invisibili barriere. Barriere che improvvisamente si dileguano nei momenti di crisi di un regime politico e di assenza di un potere riconosciuto.
Elisa Possenti, Martina Andreoli, Giovanni Tomasi, Dario Canzian
Nel numero 10 trovano posto, con un bel salto cronologico all'indietro, tre rielaborazioni dei contributi di Elisa Possenti e Martina Andreoli, di Giovanni Tomasi, di Dario Canzian, al Convegno di Studi Castelnuovo di Corbanese storia e indagini archeologiche nel 2022. Possenti e Andreoli offrono una panoramica del fortilizio basata su prospezioni e misurazioni: mura, porta protetta da due semitorri, mastio e altre strutture interne, con indicazioni di un possibile belfredo o comunque un punto di vedetta sito a valle, su un cocuzzolo ad Ovest, giusto sopra il corso del torrente Cervano. Giovanni Tomasi studia i documenti del periodo 1170-1307, rivela l’importanza della “via del Cervano”, tratteggia le figure dei feudatari proprietari del maniero e consorti di Conegliano ed infine offre un resoconto sui beni vescovili a Tarzo e dintorni. Dario Canzian (Le spine del primo dominio veneziano sul Cenedese) riporta le notizie sul periodo successivo sino al 1342, che videro la lunga diatriba tra il Comune di Conegliano, asserto proprietario del castello per diritti feudali del 1195 ed il vescovo di Ceneda Francesco Ramponi effettivo proprietario per il noto scambio avvenuto nel 1307 tra un suo predecessore, Francesco Arpo, e il conte Tolberto da Camino.


Manoel Marorese
Il saggio di Manoel Maronese sposta l'attenzione al 1500 (Shared themes and poetical influences within the 16th Century Opitergina res publica literarum), Temi condivisi e influenze poetiche nella res publica literarum opitergina del XVI secolo), indagando la produzione poetico-letteraria dell’ambiente umanistico opitergino del XVI secolo, con un focus sui carmi latini di Ottavio Melchiori e Gian Giunio Parisio. Attraverso l’analisi di testi inediti conservati nei manoscritti 1428 e 1438 della Biblioteca Civica di Treviso, emerge una fitta rete di scambi e influenze tra i membri della cerchia intellettuale locale. In particolare, l’articolo esamina la variazione di alcuni motivi poetici originali, come, per esempio, il cosiddetto “tema del ponte”. L’identificazione di possibili attribuzioni testuali e la pubblicazione in prima edizione e traduzione di tre componimenti offrono nuovi spunti sulla vitalità della res publica literarum opitergina, presentata come un laboratorio creativo rinascimentale in cui si fondono tradizione e modernità.
Le "Comunicazioni" di Fulvia Mainardis e Marco Callegari
A Fulvia Mainardis spetta far luce sul rompicapo di un epitaffio: un'iscrizione aquileiese di L. Accius M. f. ritenuta genuina da Theodor Mommsen, identificabile invece come un falso materiale, ispirato all’iscrizione genuina di Panvinio ma attribuibile ad Oderzo e non ad Aquileia [Ex Aquileiensibus inter Opitergina (epigrammata): l’epitaffio di L. Accius M.f.]. Marco Callegari esamina la corrispondenza del nobile dalmata Giovanni Bizzarro (1782–1833) con il nobile opitergino Giulio Bernardino Tomitano. Vi risalta una vivace attività culturale, inclusi progetti editoriali e la creazione di una pregiata collezione di edizioni Cominiane, venduta nel 1817 prima del rientro in patria per dedicarsi alla gestione delle proprietà familiari. La vicenda illumina aspetti della circolazione culturale e del collezionismo librario tra Venezia e l’Adriatico nell’età napoleonica e della Restaurazione. («Con la più distinta stima ed ossequio»: libri e poesie nelle lettere di Giovanni Bizzarro di Ragusa a Giulio Bernardino Tomitano di Oderzo).
Le "Brevi" di Matteo Venier e Paolo Spedicato
Il primo presenta Lettere e appunti grammaticali di Michele Partenio. Il secondo presenta la poesia neo dialettale di Fabio Franzin: La provincia dolente ma resistente di Fabio Franzin, poeta neodialettale di Motta di Livenza.
Chiudono questo numero della rivista alcune recensioni:
– La Pieve di San Pietro di Feletto e la teologia aquileiese, di Eva Spinazzè e Danilo Riponti
– E Vittorio divenne fascista, di Pier Paolo Brescacin
– Il Garibaldino del Borgo, di Vito Marcuzzo
– Abele Antonio Della Coletta pittore veneto, di Silvia Della Coletta e Giovanni Tomasi.
Con questo numero 10 Giampaolo Zagonel, dinamico direttore della rivista per un decennio, si commiata ripercorrendo il bilancio di quest'originale esperienza insieme con i lettori. Gli subentra Bruno Callegher, con unanime consenso della redazione.











