Floro, Epitome di storia romana, II, 13, 32-33<br/ > XIII. Bellum civile Caesaris et Pompei
(32) Deditionem fames extorsit Antonio. Missae quoque a Basilio in auxilium eius rates, quales inopia navium fecerat, nova Pompeianorum arte Cilicium actis sub mari funibus captae quasi per indaginem. (33) Duas tamen aestus explicuit. Una, quae Opiterginos ferebat, in vadis haesit memorandumque posteris exemplum dedit. Quippe vix mille iuvenum manus circumfusi exercitus per totum diem tela sustinuit, et cum exitum virtus non haberet, tandem, ne in deditionem veniret, hortante tribuno Vulteio mutuis ictibus inter se concucurrit.
(...) La fame costrinse Antonio ad arrendersi. Anche le zattere mandate in suo aiuto da Basilio, che questi aveva dovuto costruire in mancanza di navi, furono prese con un nuovo espediente dei Cilici alleati di Pompeo, per mezzo di funi manovrate sott'acqua, come se si trattasse di una rete1. Tuttavia la marea ne districò due. Una che trasportava gli Opitergini, si arenò in acque poco profonde e diede ai posteri un esempio memorabile. Infatti una schiera di appena mille giovani sostenne per tutto il giorno i dardi di un esercito che la incalzava da ogni parte, e poiché il valore non ebbe successo, tuttavia per non arrendersi, per esortazione del tribuno Volteio si gettarono gli uni sugli altri uccidendosi con vicendevoli colpi2.
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(1) Gaio Antonio fu bloccato nell'isola di Curicta, l'odierna Veglia (Krk) nel golfo del Quarnaro, davanti a Fiume (Rijeka), e fu costretto ad arrendersi. Lucio Minucio Basilio (legato di cesare in Gallia e poi pretore nel 45) era probabilmente a quell'epoca un legato di Cesare. Sui rapporti di Pompeo con i pirati cilici, cfr. I 41, 7-15
(2) Glli Opitergini. ossia gli abitanti di Opitergium (l'attuale Oderzo), erano comandati dal tribuno militare Gaio Volteio Capitone. L'episodio è del 49. I Pompeiani non riuscirono però a sfruttare la vittoria e in Illirico poterono impadronirsi soltanto di Issa. (in Floro, Epitome di storia romana,, a cura di Eleonora Salomone Gaggero, Rusconi Editore, Milano 1981)